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25 Mag

Cambia il tuo punto di vista

“Tanto più l’uomo Ã¨ indulgente con se stesso, tanto più diventa infelice”, diceva Gandhi. E troppo spesso, purtroppo, l’autocritica è una tendenza naturale che ci accomuna un po’ tutti.

Criticarsi è molto facile, dentro e fuori. Basti pensare a tutte le volte che ci siamo dannati per un comportamento inappropriato, forzati a sopprimere determinate emozioni, oppure quando la mattina, appena svegli, ci siamo guardati allo specchio pensando di essere indecenti. Le smagliature, le rughe, i punti neri, le lentiggini, le occhiaie e chi più ne ha più ne metta. Ma quanto di nostro c’è realmente in queste critiche?

L’ambiente in cui viviamo ci influenza più di quanto immaginiamo. Ipotizziamo, ad esempio, di vivere in Oriente. Un giorno decidiamo di andare in un bel ristorante con un amico per pranzare insieme, senza l’impiccio di dover cucinare. Ci accomodiamo al nostro tavolo, chiacchieriamo un po’ e poco dopo arriva il cameriere per prendere i nostri ordini. “Sì, per me un piatto di cavallette fritte, grazie”. Il cameriere annuisce soddisfatto e il nostro amico ci loda per l’ottima scelta. Risulteremmo perfettamente inseriti nella cultura locale e nessuno avrebbe una cattiva impressione di noi. Proviamo adesso a pensare se la stessa scena si svolgesse in un ristorante italiano… le reazioni sarebbero le stesse?

Questo, ovviamente, non ci solleva dal nostro senso di responsabilità. Anzi, potremmo dire che è proprio ciò che fa la differenza! Ascoltare le critiche, proprie o altrui che siano, può diventare una scelta. Possiamo decidere di prestare attenzione a ciò che è in linea con il nostro pensiero, così come possiamo scegliere di mettere da parte quello che non ci rispecchia. Possiamo ascoltare le parole di chi ha a cuore il nostro benessere tanto quanto abbiamo la possibilità di accantonare quelle di chi ci vorrebbe abbattere. Ma prima di tutto dobbiamo chiederci questo: noi da che parte stiamo?

Il rischio dell’autocritica è proprio quello di passare da alleati a nemici di sé stessi. Ma non è detto che debba essere sempre così. Cambiamo il nostro punto di vista: la prossima volta che ci accorgiamo di criticarci, scegliamo sapientemente se darci retta. È veramente questo che vorremmo sentirci dire? Siamo davvero convinti di ciò che stiamo dicendo o ci stiamo lasciando trasportare da un’opinione dominante?

Riprendiamo gli esempi iniziali: se io penso che la mia emotività sia per me funzionale, perché dovrei nascondere ciò che provo? E ancora: se ho notato che le mie smagliature assomigliano alle nuvole nel cielo e le lentiggini alle stelle di notte, perché dovrei disprezzarle?

Scegliamo la versione di noi stessi che preferiamo. Possiamo permettercelo.